Agricoltura: le Aziende Agricole si Riducono di un Terzo, ma Crescono per Dimensione Aziendale

July 5th, 2011 by marcopianca No comments »

impresaagricola1705.gifA distanza di oltre 10 anni dalla
precedente rilevazione, l’Istat ha diffuso i dati provvisori relativi
al
Censimento generale dell’agricoltura
. Si tratta di un documento
piuttosto elaborato che scandaglia il settore agricolo italiano,
sulla base di 84 variabili e 152 modalità, analizzando elementi come
il numero di aziende agricole, le superfici agricole per tipo di utilizzazione
e le modalità di allevamento. Vediamo allora cosa è cambiato in
questo lasso di tempo tra le dure rilevazioni.
Secondo l’Istat il primo elemento
significativo che emerge dal censimento è la progressiva concentrazione dei terreni agricoli e degli allevamenti in un numero
sempre più ridotto di aziende agricole. In dieci anni le aziende
agricole operanti in Italia si sono ridotte di quasi un terzo
(-32,2%), passando dalle 2.405.453 del 2000 alle 1.630420 unità di
fine ottobre 2010. Ciò ha comportato una crescita della dimensione
aziendale
più che proporzionale, che è passata dai 5,5 ettari di
SAU (Superficie Agricola Utile) per azienda ai 7,9 ettari nel 2010,
pari al 44,4% in più. Questa situazione è stata in parte
conseguenza anche delle politiche comunitarie e dell’andamento dei
mercati, che hanno determinato l’uscita delle piccole aziende dal
settore, favorendo la concentrazione dell’attività agricola e
zootecnica in unità di maggiori dimensioni. Nello specifico le
aziende con meno di 2 ettari di Superficie agricola utile sono
passate dal rappresentare il 61,4% delle aziende agricole italiane nel 2000 al 51,1% odierno, diminuendo in termini percentuali del
43,7%. Allo stesso modo le aziende con SAU compresa tra 2 e 9,9
ettari sono passate dal rappresentare il 28,2% delle aziende agricole
italiane nel 2000 al 33,3% odierno. Rimangono le aziende con SAU
compresa tra 10 e 29,9 ettari che rappresentano oggi il 10,2% del
totale delle aziende agricole a fronte del 7,3% nel 2000, e quelle
con SAU superiore ai 30 ettari, passate dal 3% del 2000 al 5,3%
odierno.
A livello di distribuzione territoriale
il 54,6% delle aziende agricole italiane si concentra in cinque
regioni, con in testa la Puglia dove sono presenti oltre 275 mila
aziende agricole, seguita dalla Sicilia (219 mila aziende), dalla
Calabria (138 mila),dalla Campania (137 mila) e dal Veneto (121
mila). A livello di Superficie Agricola Utile, la Sicilia risulta
essere la regione con la maggior estensione (1.384.043 ettari),
seguita dalla Puglia (1.280.876 ettari) e dalla Sardegna ( 1.152.757
ettari). Queste tre regioni insieme
all’Emilia-Romagna (1.066.773 ettari) e al Piemonte (1.048.350
ettari) coprono il 46% Superficie Agricola Utile italiana.
Per quanto riguarda le principali
coltivazioni dei terreni agricoli
non si registrano grosse differenze
rispetto al 2000. In particolare le legnose agrarie che comprendono
anche olivi, viti, agrumi e alberi da frutta, continuano ad essere le
colture più diffuse tra le aziende (presenti nel 73,4% del totale),
seguono i seminativi che sono coltivati dal 51,2% delle aziende
agricole, mentre i prati permanenti e i pascoli sono presenti nel
16,9% delle aziende agricole.

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Spese Famiglia: i Consumi Non Crescono, Ecco Dove si Risparmia e si Spende di Più

July 5th, 2011 by admin No comments »

caloconsumiistat09.gifNel 2010 la spesa medie mensile delle
famiglie
è stata pari a 2453 euro, un valore sostanzialmente stabile
in termini reali rispetto
a quello del 2009
, nonostante la dinamica inflazionistica sia
cresciuta dell’1,5%. È questo uno dei dati principali diffuso oggi
dall’Istat,
secondo cui in Italia negli scorsi 12 mesi la metà delle famiglie ha
speso meno di 2040 euro mensili, un valore in crescita di un punto
percentuali, in termini nominali, rispetto all’anno precedente.
Insomma secondo l’Istituto di statistica, tenendo conte
dell’inflazione, la dinamica dei consumi delle famiglie è stata
pressoché identica a quella del 2009. In termini nominali, invece,
si è passati da una spesa media mensile di 2.485 euro nel 2008, a
2.442 euro nel 2009 a 2.453 euro dello scorso anno.
La spesa media mensile per i prodotti
alimentari
è stata nel 2010 pari a 467 euro mensili, mentre quella
non alimentare è stata di 1987 euro mensili; entrambi i valori
superano quelli del 2009 di 6 euro, risultando però  inferiori a quelli del
2008. Sempre per quanto riguarda la spesa per prodotti alimentari,
l’Istat conferma una sostanziale stabilità anche per le abitudini di
acquisto, con il 69,4% delle famiglie che acquista i generi
alimentari al supermercato, mentre il 48,5% delle famiglie continua
ad acquistare il pane al negozio tradizionale. Per l’acquisto di
pesce e di frutta, rispettivamente ll’11,5% e il 17% delle
famiglie opta per il mercato, mentre poco più di una famiglia su
dieci acquista i prodotti alimentari presso gli hard-discount.
Tra le altre voci di spesa dove si
registra una certa stabilità
rispetto al 2009 vi sono i tabacchi,
con una quota media mensile di 21 euro, le comunicazioni
(48 euro),
i trasporti (339 euro) e l’abbigliamento e calzature (142 euro).
Cosa si è modificato allora rispetto
al 2009? Secondo l’Istat gli italiani hanno ridotto le spese per la
cura personale (comprese quelle per i parrucchieri e centri
estetici), quelle per i viaggi, quelle per gli onorari dei
professionisti, l’assicurazione vita e le
rendite vitalizie.
Inoltre cala di 4 euro mensili (-2,9%)
rispetto al 2009 la spesa per i combustibili e per l’energia,
tornando ad allinearsi a quella del 2008, soprattutto per quanto
riguarda gas da rete e combustibili liquidi. In leggerissimo calo
anche la quota di spesa per arredamenti, elettrodomestici e servizi
per la casa (-1 euro mensile) soprattutto, sottolinea l’Istat al
Nord.
Segno più invece per le spese connesse
all’abitazione
(+2 euro mensili complessivi), sopratutto per quanto
riguarda le spese di condominio e quelle per i lavori di
ristrutturazione, soprattutto ordinaria. Scende però di due ero
mensili la spesa per i canoni di affitto, pari mediamente a 370 euro
( -0,5%), mentre risulta stabile la quota di famiglie che vivono in
affitto (il 17,2% del totale). La rata mensile dei mutui è scesa
invece del 3,13%, pari in media a 16 euro in meno del 2009 (494 euro
contro 510 euro).
L’aumento della quota destinata
all’istruzione, pari a 3 euro su base mensile (il 12,5% in più
rispetto al 2009) dipende, secondo il rapporto, dalle spese sostenute
per tasse scolastiche, libri scolastici e lezioni private, nonché da
quelle per l’alloggio e il mantenimento di studenti fuori sede.

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La Cultura in Italia: un Settore Che Vale il 5% Del Pil e Dà Lavoro a 1,5 Milioni di Persone

July 5th, 2011 by marcopianca No comments »

people0507.gifLa cultura fa parte dell’identità del
nostro Paese e rappresenta uno dei migliori biglietti da visita
dell’Italia nel mondo. Il rapporto tra economia e cultura è però
sempre piuttosto burrascoso, tra chi ritiene un po’ rozzamente che: “con la cultura non si mangi” e chi, replica che il patrimonio
artistico e culturale italiano è tanto vasto quanto mal gestito per
incapacità soprattutto economico- gestionali. A fare i conti sul
peso della cultura nell’economia nazionale è stata Unioncamere, che,
nello studio “L’Italia che verrà – Industria culturale, made in
Italy e territori
” ha stimato che il settore frutta la Paese il
4,9% della ricchezza prodotta
(pari a 68 miliardi di euro) e
lavoro ad un milione e mezzo di persone
(il 5,7% dell’occupazione
nazionale). Insomma con la cultura, forse per qualcuno non si
mangerà, tuttavia il settore fa registrare valori superiori a
quello della meccanica e dei mezzi di trasporto. Inoltre, nel
triennio nero della crisi, 2007-2010, la crescita del valore
aggiunto
delle imprese del settore della cultura è stata del 3%,
pari cioè a 10 volte quella dell’economia italiana nel suo
complesso (+0,3%). Nello stesso arco di tempi gli occupati del
settore sono cresciuti di quasi un punto percentuale (+0,9%), pari
cioè a 13 mila nuovi posti di lavoro, contro una flessione
complessiva dell’occupazione pari al 2,1%.
Inoltre il saldo della bilancia
commerciale
del sistema produttivo culturale ha fatto registrare un
attivo nel 2010 di 13,7 miliardi di euro, contro un passivo di 29,3
miliardi dell’intera economica italiana. L‘export della cultura
rappresenta l’8,9% dell’export complessivo nazionale, pari a 30
miliardi di euro, mentre l’import di cultura vale 16 miliardi (il
4,5% del totale).
Questi numeri, spiega Unioncamere,
derivano da un’accezione più “trasversale” e “profonda” di
cultura, che va ad ben oltre i concetti classici legati ai soli
settori tradizionali. Nello specifico è stata prevista una
classificazione in 4 macro settori: industrie culturali, industrie
creative (architettura, comunicazione e branding, artigianato,
design, made in Italy) patrimonio storico-artistico architettonico e
performing art e arti visive.
A livello geografico è il Nord-Ovest
l’area del Paese a dare il contributo maggiore alla creazione di
valore aggiunto di matrice culturale, apportando il 34,1% del totale
della ricchezza prodotta in Italia dal settore. Segue il centro con
il 26,2% del totale, il Nord-Est con il 23,8% ed il Mezzogiorno con
il residuo 15,9%. Quanto alle regioni, in testa alla classifica
troviamo il Lazio (6,1%), seguito a ruota da Marche e Veneto (6%),
mentre in coda troviamo Sardegna e Sicilia (entrambe con il 2,8%) e
la Valle d’Aosta (2,5%).

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Controlli Fiscali: Taglio Del 20% Degli Accertamenti per PMI e Professionisti

July 5th, 2011 by editor No comments »

forbici0407.gifIl direttore dell’Agenzia
dell’Entrate
Attilio Befera ha comunicato la nuova politica
operativa del Fisco: ridurre i controlli nei confronti di piccole
imprese e professionisti, senza danneggiare l’efficacia degli
interventi.
La notizia era stata anticipata due
settimane fa proprio dal direttore Befera, ed è stata recentemente
confermata in maniera ufficiale con la direttiva 2011/92210 che è
stata recapitata a tutti gli uffici regionali dell’Agenzia delle
Entrate
.

È stata prevista precisamente la
riduzione dei controlli di circa il 20%, in virtù della quale
durante il 2011 i controlli passeranno complessivamente da 221 mila a
177 mila. Ci saranno insomma 45 mila controlli in meno, sul mondo dei
lavoratori autonomi, dei professionisti e delle PMI.
Nonostante questo, l’Agenzia delle
Entrate si propone di superare o almeno di eguagliare gli introiti
raggiunti durante il 2010, che hanno raggiunto quota 10,6 miliardi di
euro
.
L’obiettivo è dunque quello di
giungere ai risultati prefissati puntando più sulla qualità che
sulla quantità, cercando di effettuare attente analisi territoriali
che consentano di concentrare le verifiche sulle posizioni più
esposte al rischio di evasione.
A causa di vincoli normativi, Befera ha
sottolineato che non sarà possibile applicare questa diminuzione
anche alle grandi imprese ed ai redditi delle persone fisiche, tra
cui rientra anche il cosiddetto “redditometro”. Al contrario si
potrà tranquillamente adottare questa strategia per professionisti e Pmi, senza limitare l’efficacia dei risultati.

L’annunciata diminuzione degli
accertamenti riguarderà tutte le regioni, di conseguenza per ogni
regione è prevista una diminuzione del 20% sulla base delle
verifiche totali.

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Manovre Finanziarie: Dal 2000 Richiesti 2588 Euro a Testa per Correggere il Deficit di Bilancio

July 4th, 2011 by marcopianca No comments »

taxlocalcentral280810.gifNei giorni scorsi abbiamo visto che la
manovra
finanziaria
richiede un fabbisogno complessivo di 47 miliardi di
euro
al 2014 e che gli effetti più consistenti dei tagli si faranno
sentire nel biennio 2013-2014, anni, in ognuno dei quali sarà
necessario recuperare 20 miliardi di euro. Ma differimento temporale
a parte quanto costano effettivamente le manovre finanziarie ai
cittadini italiani. La Cgia di Mestre, come fece anche
lo scorso anno
, ha calcolato gli effetti economici delle manovre
correttive approvate dai vari Governi che si sono succeduti, a
partire dal 2000. Vediamo come è andata.
Secondo l’associazione degli artigiani
mestrini, l’anno in corso risulta essere quello più critico per i
bilanci degli italiani, con una dimensione degli effetti delle
manovre approvate di quasi 68 miliardi di euro, di cui ben 44,9
miliardi (il 66% circa) andranno a correggere il deficit di bilancio.
Una correzione necessaria che costerà però 741 euro ad ogni
cittadino
italiano.
Volendo organizzare le varie manovre
finanziarie
per la dimensione economica richiesta, troviamo subito dopo quella di
quest’anno. quella del 2010, con 40,63 miliardi di euro di
fabbisogno, seguita da quella del 2007 (35,88 miliardi di euro) e da
quella del 2009 con (29,98 miliardi di euro). Le manovre finanziarie
più leggere sono state invece quelle del 2000, con 8,78 miliardi di
fabbisogno, seguita da quella del 2001 (9,96 miliardi di fabbisogno)
e da quella del 2008 (11,89 miliardi di fabbisogno). In rapporto al
Pil le manovre più pesanti sono state quelle del 2011 (4,3% del
Pil), seguita da quella del 2010 (2,6% del Pil) e da quella del 2007
(2,3% del Pil). Viceversa le più leggere sono state quelle del 2000,
pari allo 0,7% del pil, seguita da quelle del 2001 e del 2008 il cui
peso è stato pari per entrambe allo 0,8% del Pil.
Complessivamente le manovre finanziarie hanno
richiesto in termini di risorse (maggiori entrate o riduzioni di
spesa) 308,73 miliardi di euro di cui 146,42 miliardi per correggere
il deficit di bilancio (il 47,4% circa). In quasi tutte le manovre
dal 2000 al 2011, parte del fabbisogno necessario è andato a
correggere il deficit di bilancio, tranne nel 2001 e nel 2008.
Complessivamente, calcola la Cgia, la correzione del deficit è
costata ad ogni cittadino, in questo arco di tempo, 2588 euro. Dietro
il 2011 che è l’anno in cui la correzione del deficit pro capite è
più alta, si trova il 2005 con 421 euro a cittadino, seguito dal
2006 (374 euro) e dal 2010 con 290 euro.

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Piccoli Comuni Italiani: Sempre Più Patria Delle Energie Rinnovabili

July 4th, 2011 by marcopianca No comments »

comunescogliera0407.gifIl rapporto tra piccoli comuni, quelli
con meno di cinque mila abitanti, ed energie rinnovabili si dimostra
sempre più stretto e vincente. È questo uno dei dati contenuti
nell’interessante volume l’Atlante
dei Piccoli Comuni 2011
, realizzato da IFEL in collaborazione con
l’Anci, in cui viene scattata una fotografica di tutte le
variabili e gli indicatori che caratterizzano i 5.683 Piccoli
comuni

presenti in Italia. Un universo fatto di piccoli aggregati, ma
assolutamente rappresentativo dell’Italia, dove risiede circa un
sesto della popolazione totale e che copre il 70% del territorio
italiano.
Venendo all’aspetto delle energie
rinnovabili
,  il volume sottolinea che la
quota percentuale di energia prodotta tramite le fonti energetiche
rinnovabili è cresciuta molto negli ultimi anni, ma è soprattutto
nei piccoli comuni che si rileva il maggior numero di impianti. Ciò
è indice di come in questi comuni vi sia una grande attenzione alle
tematiche connesse al risparmio energetico e alla produzione di
energia fa fonti rinnovabili, oltre che probabilmente anche maggiori
possibilità di intervento.
La fonte rinnovabile maggiormente
diffusa nei Piccoli Comuni è rappresentata dal fotovoltaico,
presente con almeno un impianto in 4988 piccoli comuni (87,7% del
totale). Seguono a grande distanza il mini idroelettrico presente in
689 comuni (12,1% del totale), l’eolico in 228 (4% del totale) e la
geotermia in 130
(2,3% del totale).
Tra i Piccoli Comuni sono quelli con
popolazione compresa tra i 1001 e i 2500 abitanti a contare il più
alto numero di impianti ad energia rinnovabile, con 2.462 impianti,
pari cioè al 40,8% del totale degli impianti presenti nei Piccoli
Comuni. Seguono i piccoli comuni con popolazione compresa tra i 2501
e i 5 mila abitanti con 1892 impianti (31,3% del totale) e quelli con
meno di mille abitanti con 1681 impianti (27,9%).
A livello geografico il maggior numero
di Piccoli Comuni in cui è installato almeno un impianto
fotovoltaico
si trova in Lombardia con 1019 comuni, pari al 20,4%
del totale. Segue il Piemonte con 906 piccoli comuni, pari al 18,2%
del totale dei piccoli comuni fotovoltaici e il Veneto con 316 (il
6,3% del totale).
Per quanto riguarda l’eolico il maggior
numero di piccoli comuni che ospitano impianti si trova al Sud, con
in testa la Campania con 31 (13,6% del totale) segue la Puglia con 28
(12,3% del totale) e la Sicilia con 25 (11% del totale).
Guardando al mini idroelettrico sono i
Piccoli Comuni piemontesi e toscani a registrare i più alti valori,
con rispettivamente 161 ( il 23,4% del totale) e 155 (il 22,5% del
totale). Infine per quanto riguarda il geotermico, troviamo ancora in
testa il Piemonte con 56 Piccoli Comuni (il 43,1% del totale) seguito
dalla Lombardia con 29 Piccoli Comuni, il 22,3% del totale.

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Esame di Stato per Avvocati e Commercialisti: Presto Non Più Obbligatorio per l’Abilitazione

July 4th, 2011 by editor No comments »

affittimodelli69cdc.gifSecondo un’indagine del Miur (Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), negli ultimi
5 anni il numero di laureati che ha partecipato agli esami
di Stato per l’abilitazione professionale si è ridotto
di oltre
un quinto (-20,4%).
Un dato sicuramente da non
sottovalutare, che ha portato il governo, nello specifico il Ministro
dell’Economia, alla definizione di un’ipotesi di riforma del settore
decisamente epocale. Si tratterebbe in estrema sintesi di eliminare
le restrizioni all’accesso e all’esercizio della professione,
annullando l’obbligo del superamento dell’esame di Stato per
l’iscrizione all’ordine e quindi per l’esercizio dell’attività
professionale. La misura inizialmente prevista nella

manovra
finanziaria
è stata
stralciata per non creare la levata di scudi degli ordini
professionali, in un momento politico economico piuttosto complesso
per l’esecutivo. Ma come spesso capita nella politica un
provvedimento che esce dalla porta può spesso rientrare dalla
finestra, così la liberalizzazione delle professioni potrebbe
rientrare presto sotto forma di proposta di legge delega. Vediamo in
concreto come cambierebbe la vita di studenti, praticanti, ordini
professionali e professionisti già affermati.
In primo luogo va detto che nella bozza
di legge delega circolata non viene prevista l’abolizione
dell’esame di stato per tutte le categorie di professionisti, ma
solamente per avvocati e commercialisti. Tuttavia un’apertura anche
minima in un settore decisamente chiuso quale quello della libera
professione, potrebbe ben presto portare ad un liberalizzazione più
ampia di tutte (o quasi) le categorie di professionisti, obbligati al
superamento dell’esame di Stato, previo tirocinio/praticantato.
Per
diventare commercialisti o avvocati, occorrerà “solamente” aver
superato un periodo di tirocinio
nella misura di tre anni per i
primi e di due per i secondi. Ma le novità non finiscono qui.
Infatti, per avvocati e commercialisti verrebbero a cadere le
incompatibilità attualmente previste, per lo svolgimento di attività
commerciali
, o della professione di giornalista professionista.
Argomento tariffe minime: verrebbe
introdotto il divieto di tariffe fisse o minime e la possibilità,
per gli ordini di verificare la corrispondenza di un compenso
richiesto al decoro professionale e all’importanza dell’opera.
Orientamento quest’ultimo già suggerito anche dall’Autorità
Antitrust.
Inoltre verrebbero a cadere i limiti
attualmente previsti in termini di pubblicità. In sostanza gli
Ordini non potranno vietare la pubblicità agli iscritti per ragioni
di dignità e decoro ex ante, ma potranno segnalare eventuali
anomalie od abusi, riferiti a casi concreti, ex post.
La deregulation del settore prevede
anche la possibilità per i professionisti di costituire società
professionali di capitali
, un elemento che avvicinerebbe la
professione ai modelli anglosassoni, garantendo così di competere
anche in termini più internazionali. Insomma un liberalizzazione in grande
stile come non se ne vedono spesso in Italia e che, come è ovvio ha
fatto levare le proteste degli ordini interessati, sempre pronte per
ruolo a difendere gli interessi acquisti piuttosto che lasciare più
spazio al mercato e alle sue regole.

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Esame di Stato per Avvocati e Commercialisti: Presto Non Più Obbligatorio per l’Abilitazione

Figli Naturali e Figli Legittimi: la Legge Riconosce Pari Diritti ad Entrambi

July 4th, 2011 by marcopianca No comments »

bambini0307.gifLa Camera ha approvato una proposta di
legge che sancisce un’importante novità nell’ambito del diritto
di famiglia
, in quanto va ad equiparare a tutti gli effetti i figli
legittimi ai figli naturali
, ovvero quelli concepiti in assenza di
vincolo matrimoniale. Dal punto di vista giuridico, dunque, esisterà
esclusivamente il termine “figli”, senza ulteriori
specificazioni, con tutti gli aspetti che ne conseguono.
I figli naturali, difatti, in molti
aspetti giuridici erano penalizzati rispetto ai figli legittimi, sia
nel riconoscimento della parentela che anche nelle successioni,
mentre con la nuova legge non ci saranno più figli di serie B,
venendo così cancellate tutte le distinzione a riguardo.
La proposta di legge è stata approvata
dalla Camera praticamente all’unanimità, con 477 votanti di cui
476 favorevoli ed un solo astenuto, e si compone di quattro articoli
che andranno a modificare il codice civile.
Come ha sottolineato la relatrice della
legge, Alessandra Mussolini, la nuova normativa cancella una
discriminazione che ha fino ad oggi era presente nel nostro
ordinamento, essendo sopravvissuta anche alla riforma del diritto di
famiglia del 1975. Ora la palla passa al Senato, dove con tutta
probabilità subirà lo stesso esito, visto che la proposta
“Modifiche al Codice civile in materia di riconoscimento e di
successione ereditaria dei figli naturali”, è bipartisan,
potendo così diventare presto a tutti effettiva.
I figli perciò dovranno essere
riconosciuti esclusivamente all’atto della nascita, e non sarà più
necessaria alcuna procedura di legittimazione. Lo status giuridico
dei figli sarà dunque uguale per tutti, di conseguenza il bambino
nato acquisirà automaticamente la parentela di fratelli, zii e nonni
con il semplice riconoscimento alla nascita.
I diritti del figlio naturale vengono
dunque equiparati a tutti gli effetti quelli del figlio legittimo
anche per quanto riguarda le successioni: il figlio naturale può
ereditare in maniera automatica da zii e nonni, i quali a loro volta
potranno esercitare il diritto di visita e di intrattenere relazioni
con lui a prescindere dai rapporti che intercorrono tra i genitori.

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Figli Naturali e Figli Legittimi: la Legge Riconosce Pari Diritti ad Entrambi

Consumo di Droga: l’Inasprimento Delle Pene Non Fa Diminuire i Reati Connessi All’Uso

July 3rd, 2011 by admin No comments »

drugs1702.gifÈ stato presentato a Roma il “Libro
Bianco”, a cura dell’associazione
Antigone
, dedicato agli effetti sortiti a livello sociale della
legge Fini-Giovanardi.
La legge 49 del 2006, meglio conosciuta
appunto con il nome dei due Ministri, è stata emanata 5 anni fa e
prevede un inasprimento delle pene per tutti i cittadini colpevoli di
reati quali la produzione, il traffico, la detenzione illecita e
l’uso di sostanze stupefacenti, abolendo ogni distinzione tra
“droghe leggere” e “droghe pesanti”.
il Libro Bianco ha
tracciato una sorta di bilancio dalla nascita di questa normativa ad
oggi, analizzando tutti i principali dati relativi ai reati di questa
tipologia compiuti in questi anni.
Un elemento che emerge in maniera
lampante già dalla prima analisi delle statistiche fornite è che
l’inasprimento delle pene non ha implicato una diminuzione dei
reati
connessi all’uso di droga, alla produzione ed al traffico di droga.
Proprio come nel 2006, infatti, la percentuale di cittadini puniti
col carcere per reati di questo tipo rimane elevatissima rispetto al
totale dei reclusi. Questo dato risulta anzi aumentato nel periodo
2006- 2010, dal momento che al primo anno in cui era in vigore la
legge Fini-Giovanardi risultava pari al 28%, nel 2008 a 31%, nel 2009
al 31,7% e nel 2010 al 31%.
Nel 2006 si sono complessivamente
verificate 39.705 segnalazioni da parte delle Autorità, numero che è
cresciuto nell’anno successivo (47.932) per poi diminuire, di poco,
nel 2008, con 47.093 segnalazioni. Diminuzioni si sono registrate
anche nel 2009 (38.623) e nel 2010 (32.575), anche se per via dei
ritardi della raccolta dati, le rilevazioni relative agli ultimi due
anni non possono ritenersi ancora consolidate.
Le semplici sanzioni amministrative per
detenzione di sostanza stupefacente ad uso personale sono invece
notevolmente aumentate, addirittura più che raddoppiate tra l’anno
di introduzione della legge Fini-Giovanardi ed il 2010.

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Consumo di Droga: l’Inasprimento Delle Pene Non Fa Diminuire i Reati Connessi All’Uso

Birra Italiana: in Crescita Produzione, Consumi ed Esportazioni

July 3rd, 2011 by admin No comments »

birra0207.gifIl mercato della birra in Italia è in
netta ripresa. È quanto emerge dai dati forniti da Assobirra,
Associazione degli Industriali della Birra e del Malto che riunisce
le imprese italiane operanti nel settore, attive sia nella produzione
che nella commercializzazione di questa diffusa bevanda alcolica. I dati relativi all’anno 2010 hanno
evidenziato, infatti, un aumento sia della produzione che dei
consumi, con soprattutto l’export, tornato su livelli importanti, a
trascinare la ripresa del settore.
Nel corso del 2010 si sono
complessivamente consumati in Italia 17.855 ettolitri di birra,
ovvero mille ettolitri in più rispetto al 2009, anno in cui il
settore ha risentito maggiormente della crisi. É però dal 2007 che
il settore registra esclusivamente cali, con 18.513 ettolitri
consumati nel 2007 e 18.513 17.836 nel 2008.
Negli ultimi 4 anni si è registrato un
trend pressoché analogo anche per quanto riguarda la produzione:
nel 2010 si sono prodotti in Italia 13.031 ettolitri di birra, una
quota superiore di quasi il 2% rispetto all’anno “nero” del
2009, quando si sono prodotti 12.776 ettolitri complessivi. Negli
ultimi anni, però si è osservata una riduzione graduale della
produzione, passata dai 13.462 ettolitri del 2007 ai 13.343 ettolitri
del 2008.
A contribuire all’incremento del
business delle birra italiana vi sono senza dubbio le
esportazioni, una realtà che nel corso degli ultimi 4 anni, invece,
è stata in crescita costante: nel 2007 si sono esportati 1.068
ettolitri di birra, nel 2008 1.503 (+40,7%), nel 2009 1.743 (+15,6%)
e nel 2010 1.865 (+7%). Un trend che sottolinea, insomma, come i
prodotti alimentari italiani siano sempre più apprezzati all’estero. In
proposito, secondo la Coldiretti, il fascino della birra italiana
conquista sempre più i consumatori d’Oltremanica, con un aumento
delle esportazioni verso la Gran Bretagna del 37%. Decisamente
positivo anche il dato delle esportazioni verso gli Stati Uniti, che
sono il più grande consumatore mondiale di birra, cresciute su base
annua del 39%.