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Agricoltura: le Aziende Agricole si Riducono di un Terzo, ma Crescono per Dimensione Aziendale

July 5th, 2011

impresaagricola1705.gifA distanza di oltre 10 anni dalla
precedente rilevazione, l’Istat ha diffuso i dati provvisori relativi
al
Censimento generale dell’agricoltura
. Si tratta di un documento
piuttosto elaborato che scandaglia il settore agricolo italiano,
sulla base di 84 variabili e 152 modalità, analizzando elementi come
il numero di aziende agricole, le superfici agricole per tipo di utilizzazione
e le modalità di allevamento. Vediamo allora cosa è cambiato in
questo lasso di tempo tra le dure rilevazioni.
Secondo l’Istat il primo elemento
significativo che emerge dal censimento è la progressiva concentrazione dei terreni agricoli e degli allevamenti in un numero
sempre più ridotto di aziende agricole. In dieci anni le aziende
agricole operanti in Italia si sono ridotte di quasi un terzo
(-32,2%), passando dalle 2.405.453 del 2000 alle 1.630420 unità di
fine ottobre 2010. Ciò ha comportato una crescita della dimensione
aziendale
più che proporzionale, che è passata dai 5,5 ettari di
SAU (Superficie Agricola Utile) per azienda ai 7,9 ettari nel 2010,
pari al 44,4% in più. Questa situazione è stata in parte
conseguenza anche delle politiche comunitarie e dell’andamento dei
mercati, che hanno determinato l’uscita delle piccole aziende dal
settore, favorendo la concentrazione dell’attività agricola e
zootecnica in unità di maggiori dimensioni. Nello specifico le
aziende con meno di 2 ettari di Superficie agricola utile sono
passate dal rappresentare il 61,4% delle aziende agricole italiane nel 2000 al 51,1% odierno, diminuendo in termini percentuali del
43,7%. Allo stesso modo le aziende con SAU compresa tra 2 e 9,9
ettari sono passate dal rappresentare il 28,2% delle aziende agricole
italiane nel 2000 al 33,3% odierno. Rimangono le aziende con SAU
compresa tra 10 e 29,9 ettari che rappresentano oggi il 10,2% del
totale delle aziende agricole a fronte del 7,3% nel 2000, e quelle
con SAU superiore ai 30 ettari, passate dal 3% del 2000 al 5,3%
odierno.
A livello di distribuzione territoriale
il 54,6% delle aziende agricole italiane si concentra in cinque
regioni, con in testa la Puglia dove sono presenti oltre 275 mila
aziende agricole, seguita dalla Sicilia (219 mila aziende), dalla
Calabria (138 mila),dalla Campania (137 mila) e dal Veneto (121
mila). A livello di Superficie Agricola Utile, la Sicilia risulta
essere la regione con la maggior estensione (1.384.043 ettari),
seguita dalla Puglia (1.280.876 ettari) e dalla Sardegna ( 1.152.757
ettari). Queste tre regioni insieme
all’Emilia-Romagna (1.066.773 ettari) e al Piemonte (1.048.350
ettari) coprono il 46% Superficie Agricola Utile italiana.
Per quanto riguarda le principali
coltivazioni dei terreni agricoli
non si registrano grosse differenze
rispetto al 2000. In particolare le legnose agrarie che comprendono
anche olivi, viti, agrumi e alberi da frutta, continuano ad essere le
colture più diffuse tra le aziende (presenti nel 73,4% del totale),
seguono i seminativi che sono coltivati dal 51,2% delle aziende
agricole, mentre i prati permanenti e i pascoli sono presenti nel
16,9% delle aziende agricole.

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CIA: COME GLI ITALIANI MODIFICANO LE ABITUDINI ALIMENTARI NELL’OTTICA DEL RISPARMIO

February 28th, 2011

coopconsumidistribuzione010.gifCIA, Confederazione Italiana
Agricoltori
, ha commentato i dati diffusi dall’Istat relativi ai
consumi
alimentari al commercio fisso al dettaglio nel 2010
, i quali,
come abbiamo visto negli scorsi giorni, hanno subito un calo dello 0,3% rispetto all’anno precedente, al contrario dei consumi non
alimentari al dettaglio che hanno fatto invece registrare un lieve
incremento.
Secondo CIA, in effetti, le abitudini
degli italiani a tavola
si stanno modificando sempre più
nell’ottica del risparmio, dal momento che sono calati in maniera
importante i consumi di carne, vino, pane e pasta.
A conferma del fatto che gli italiani
cercano di risparmiare anche sugli alimenti, vi è il fatto che, come
ha sottolineato l’Istat, è cresciuto notevolmente il business dei
discount,
con un + 1,3% nel 2010 rispetto all’anno precedente.
Tutto ciò a discapito delle piccole botteghe di quartiere e dei
minimarket.
A soffrire la crisi inoltre sono molto
di più le piccole aziende, soprattutto quelle operanti su su piccole
superfici (meno 0,4%) mentre resiste la Grande distribuzione
organizzata (che ha fatto invece registrare dei dati in positivo
(più 0,7%). Tolti i discount che come visto hanno fatto registrare
una buona crescita, gli altri esercizi della grande distribuzione si
sono stabilizzati su risultati più modesti (ipermercati -0,3% e
supermercati + 0,4%
). Dati che si spiegano secondo la CIA, dal
bisogno sempre maggiore degli italiani di risparmiare, tanto che
nell’ultimo anno quasi una famiglia su tre (il 30%) si è rivolta
quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali.
CIA ha analizzato anche i dati forniti
da Ismea, i quali evidenziano delle stime negative per quanto
riguarda il pane (-2,6%), la pasta (-1,7%), le carni bovine (-4,4%),
i prodotti ittici (-3,1%), i vini e gli spumanti (-2,9%), la rutta e
gli agrumi (-1,8%) ed ortaggi e patate (-0,3%).

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CRESCONO NEL 2010 LE VENDITE AL DETTAGLIO, SOFFRONO PERÒ LE PICCOLE AZIENDE ED IL SETTORE ALIMENTARE

February 25th, 2011

supermarket2502.gifSecondo l’Istituto Nazionale di
Statistica, le vendite al dettaglio nel corso del 2010 sono state
interessate da un lieve incremento rispetto all’anno precedente.
Gli indici grezzi delle variazioni
tendenziali, infatti, evidenziano un incremento generale dello 0,4%
nel paragone tra il mese di dicembre del 2010 e quello di dicembre
2009. Quanto al confronto tra l’anno 2010 ed il 2009, dunque tra la
fascia temporale gennaio-dicembre 2010 e l’analogo periodo del
2009, l’indice grezzo ha fatto registrare un +0,2%.
Distinguendo i tassi riguardanti i beni
alimentari da quelli non alimentar
i
si possono notare tuttavia delle
differenze di rilievo.
I generi alimentari, infatti, hanno
fatto registrare, nel confronto tra l’anno 2010 ed il 2009, un calo
pari allo 0,3%
, mentre nel medesimo settore il confronto tra il
singolo mese di dicembre 2010 e quello di dicembre 2009 ha fatto
invece registrare un aumento del +0,3%.
Suddividendo ancora il dato relativo ai
beni alimentari, si può inoltre notare come a soffrire siano sempre
più le piccole aziende
, e non le grandi catene di distribuzione. Nel
confronto tra l’intero 2010 e l’anno precedente, infatti, le
imprese operanti su piccole superfici hanno subito un calo pari al
-1,4%, al contrario le aziende della grande distribuzione si sono
rinforzate con un +0,4%.
Per quanto riguarda i beni non
alimentari
, invece, il tasso delle vendite del commercio fisso a
dettaglio è positivo, sia per quanto riguarda la variazione
tendenziale 2010-2009 (+0,3%), sia nel confronto tra dicembre 2010 e
dicembre 2009 (+0,5%).
Anche in questo caso, a godere di
maggiore floridità è la grande distribuzione, con una variazione
tendenziale del +1,1% tra il 2010 ed il 2009, mentre le aziende
operanti su piccole superfici sono in una situazione di stallo (0%).

UNIONCAMERE: CRESCE IL BUSINESS DELLE GRANDI IMPRESE, SOFFRONO INVECE LE PICCOLE AZIENDE

February 8th, 2011

barista0802.gifSecondo una ricerca effettuata da
Unioncamere, ente pubblico che rappresenta e cura gli interessi delle
Camere di Commercio italiane, sarebbero soprattutto i piccoli negozi
a soffrire la crisi. Per contro, invece, le aziende più grandi hanno
registrato un incremento del business, in parte grazie anche ai
consumi delle festività natalizie.
L’ultimo trimestre del 2010 infatti,
ha riservato un trend positivo pari allo 0,8% per le imprese composte
da un numero superiore ai 20 dipendenti
, mentre gli affari delle
piccole aziende hanno subito un netto calo, pari al -3,6%. Il trend
medio dell’ultimo trimestre risulta dunque negativo nel complesso
(-1,9%), se pure in recupero rispetto al -3% del terzo trimestre del
2010.
Il primo trimestre del 2011 inizia
dunque all’insegna delle incertezza per le attività commerciali,
soprattutto per quanto riguarda le piccole aziende.
Analizzando i dati relativi all’ultimo
trimestre del 2010 in relazione a quelli dell’analogo periodo del
2009, il bilancio delle imprese operanti nel settore commercio si
caratterizza per delle evidenti differenze territoriali. Al Sud,
infatti, il trend è stato molto negativo (-2,7%), e solo
leggermente migliore nel Centro e nel Nord Ovest, con un -2,1%.
Decisamente migliore migliore invece la situazione al Nord Est, con
un calo decisamente minimo: -0,3%.
La disparità di business tra piccole e
grandi aziende
risulta evidente in tutte le rilevazioni a carattere
territoriale: in tutti i casi, infatti, le imprese con meno di 20
dipendenti hanno registrato un calo degli affari, sempre in crescita,
invece, quelli delle aziende con più di 20 dipendenti.
Quanto al settore servizi, la
situazione relativa all’ultimo trimestre risulta piuttosto stabile,
con un incremento medio dello 0,1%; modesta riduzione del business
per le piccole aziende
(in questo caso, si considerano “piccole”
quelle con un numero di dipendenti inferiore a 49), pari al -0,1% e
modesto incremento per le grandi imprese, con un +0,3%.

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UNIONCAMERE: CRESCE IL BUSINESS DELLE GRANDI IMPRESE, SOFFRONO INVECE LE PICCOLE AZIENDE